
fuori collana 109
Ottobre 2026
24 x 17 cm
44 pagine
ISBN 9788831425629
20 euro
Di questo volumetto sono stati ultimati presso la tipografia Grafica Sette quattrocento esemplari, dieci dei quali contengono, fuori testo, una fotografia di Vincenzo Cottinelli stampata su carta baritata alla gelatina di sali d’argento, numerata, datata e firmata.
Ventisette fotografie di Vincenzo Cottinelli, realizzate nel 2016 con varie macchine fotografiche e pellicole.
Nato a Brescia nel 1938, Vincenzo Cottinelli fotografa in modo analogico in bianco e nero. Ha lavorato con le agenzie Grazia Neri a Milano e Opale a Parigi. Ha pubblicato fra laltro su: «LUnità», «Io Donna», «La Repubblica delle Donne», «Linea d'Ombra», «Diario», «Poesia», The European», «Literary Monthly of Israel», «Le Monde», «The Independent», «Frankfurter Allgemeiner Zeitung», «Past & Present» (Oxford University Press). Suoi ritratti o foto emblematiche sono su oltre 110 copertine di libri: in Italia per Longanesi, Tea, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori (di cui otto Meridiani), Scuola Normale Superiore di Pisa; nel mondo per Hanser Verlag, Penguin Books, Random House, University of Chicago Press, University of Toronto Press, Wydawnictwo Claroscuro, wab Warszawa. Più di 50 mostre personali in Italia; allestero negli Istituti Italiani di Cultura di Vienna, Berna, Londra, Tel Aviv, lAvana, Praga; a Parigi nella Galerie Tour de Babel e Atelier lOeil Vert. Libri fotografici: Sguardi, 1995; Volti dellimpegno, 1998; Philobiblon, 2001; Tiziano Terzani: Ritratto di un amico, 2005; La domenica, arabo, 2005; Il Sogno del Giardino, 2012; Visages de la culture italienne, 2013; Personaggi, 2015; Linvenzione della quercia, 2019; La Natura delle Cose (con Giorgio Bertelli), 2022. Collezionismo: sue stampe in collezioni a Brescia, Fermo, Firenze, Lille, Lugano, Mantova, Milano, Modena, Parigi, Pitigliano, Praga, Roma, Siena, Tel Aviv, Tokyo, Trieste, Varsavia. Gestisce la galleria no-profit La Stanza delle Biciclette (esposti, fra gli altri: Luigi Ghirri, Randa Mirza, Chris Steele-Perkins, Antonella Gandini, Pietro Masturzo, Monika Bulaj, Giorgio Bertelli, Walter Almici, Michele Gusmeri, Claudio Rizzini).
BOMARZO, UN BOSCO FILOSOFICO
La prima delle sue Storie fotografiche che Vincenzo Cottinelli mette in mostra dal 3 ottobre 2026 riguarda il Bosco di Bomarzo, unopera singolare ideata dal principe Vicino Orsini che, fra il 1548 e il 1552 circa, fece arredare tre ettari di sue colline boscose da amici architetti e scultori, pare con interventi anche di Michelangelo. È architettura sparpagliata, parco di strane sculture che lui chiama il Boschetto, bizzarri personaggi, teste, facce, animali, mostri e simboli, più inquietanti che divertenti, legati a significati filosofici (il potere, il tempo, la vita, lamore, la violenza, la morte, linferno, i vizi, le virtù).
Non un Giardino allItaliana, ma qualcosa di anomalo, dunque, tanto è vero che, nel 1931, il Fascismo lo escluse dallomonima Mostra Nazionale. Cottinelli visita Bomarzo una prima volta nel settembre 2005 facendo pochi scatti con Leica M6, film bianco e nero, lenti 50, 35, 21 mm. Poi, nel 2016 ritorna a Bomarzo con vecchie Zeiss Nettar 6x6 e 6x9 e nel 2022 con la Hasselblad 500. Utilizza la libertà stilistica derivante dal rullo libero cioè dallassenza del blocco contro le doppie esposizioni, che rende possibili riprese multiple, anche parziali, scivolate, irregolari, creative, sempre con vecchie fotocamere analogiche di medio formato.
La scelta di Cottinelli: non documentare né illustrare Bomarzo come monumento, pur facendo in tutte le tre occasioni qualche scatto singolo, normale, accurato, che sfrutta le emanazioni e vibrazioni delle opere di Orsini; esaltare invece queste doti visuali con la ripresa sfrenata creativa e irregolare. Alcuni esempi significativi: Giano, con quattro facce, ha sullo sfondo la boccaccia di Cronos (il Tempo), minacciosa e poi moltiplicata; un faccione umano solitario, immerso nei cespugli: la bocca ferma e lo sguardo non denotano né un dio né un eroe, bensì un essere pensante, calmo e meditativo, come fosse una presenza di Orsini stesso, allestitore di questo bosco di pensieri sul mondo, che ci guarda attento mentre lo stiamo visitando e non invita a divertirci, ma a riflettere; Ercole già ferito a morte solleva per le gambe il servo Lica, per buttarlo in mare, scultura imponente e tremenda, che vuol parlare dellira, come peccato del singolo, o delle violenze, recenti o mitologiche, di cui è densa la storia umana; poi ci sono le donne, la bellissima Iside da sola o moltiplicata, dentro le fronde, Proserpina (Persefone per i Greci) seduta nel bosco con in testa un vaso dellabbondanza, mentre Venere (Psiche) è sdraiata, un po in disordine, come estasiata, o stremata dallamore, non tanto botticelliana; Echidna assomiglia a una sirena con due code divaricate, bella donna anche lei, ma in realtà creatura tremenda della mitologia greca; Nettuno è come un antico romano sdraiato su un triclinio; poi i sette Obelischi imponenti testimoni della Saggezza. A proposito di valori: il Buongoverno di Siena, due secoli prima di Bomarzo, immortalato da Lorenzetti, era fondato su pace, giustizia, uguaglianza, elezioni democratiche degli amministratori che curavano il bene comune e linteresse pubblico. Durò meno di settantanni (1287-1355) e forse Orsini e i suoi amici, nel Boschetto, hanno voluto testimoniare, con la bocca infernale dellOrco, quel fallimento. Come dicessero: impossibile evitare agli umani di finire qui dentro. Cottinelli lha ripresa, quella bocca, con più scatti mossi in verticale, non come bizzarro monumento, ma dilatando un orrendo strumento sempre avido di inghiottire masse e popoli (spesso succubi perché ignoranti del vero). Questa fotografia sembra proporci il simbolo della guerra, prodotto criminoso di perfidia, fanatismo e avidità umana.